Pietro Calamandrei l'11 febbraio 1950 così si esprime al congresso dell'Associazione a difesa della scuola: "Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza, non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? (...) Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private."

L'autore di "Tutti dicono Germania Germania" - Stefano Vilardo - intervenendo nel dibattito sugli intellettuali, denuncia l'abbandono dell'impegno civile da parte dei giovani narratori. Anni addietro, ricorda Vilardo, Leonardo Sciascia, suo compagno di scuola, gli rimproverava il suo impegno politico negli anni in cui era segretario della sezione DC di Delia, A dire dello  scrittore  di Racalmuto, la sua era una bella illusione dato che, essendo una persona perbene, prima o poi si sarebbe distaccato da quel mondo. Allora, Vilardo era convinto che fosse possibile cambiare le cose dall'interno dei partiti. Con quanta amarezza constata oggi che non avrebbe mai creduto che in Sicila si potesse essere governati da politici collusi con la mafia o da pregiudicati.

Calati juncu ca passa la chjna.  In altre parole: (calati-abbassati) aspetta  che le cose si calmino che tutto si aggiusta, ma aspetta. E' un detto siciliano che ha una sua verità, che non vuol dire solo di esercitare la pazienza, ma che prima o poi le cose si sistemeranno. D'altronde, quante speranze sono naufragate, nel tempo, per giochi fatti da potenze straniere, papato, si papato, governo nazionale, fatti indipendenti dall'impegno e dalla volontà dei siciliani. Sembra un destino il nostro, che non permette un riscatto autentico.  Un destino sicuramente dovuto alla posizione nevralgica della Sicilia nell'area del Meiterraneo e dell'Italia anche come punto di cerniera tra gli interessi del mondo occidentale contrapposti alle grandi forze di interessi divesi. E' qui la travagliata storia dell'Italia e particolarmente della  Sicilia. Ecco da dove nasce l'accettazione di un destino quasi ineluttabile tanto da credere di non potere far nulla se non aspettare che le cose, da sé, cambino. E le cose cambiano, ma solo nelle facce di chi di volta in volta detiene il potere. Chi avrà più brama e cupidigia, chi sarà più abile ad ingannare, chi sarà più bravo a corrompere, ad intrigare, arrivarà in alto, ai posti di comando. Chi non ne é capace, sceglie altro, va via. La storia si ripete in tempi e modi diversi, ma é sempre uguale  In scala  sudditi in qualche modo, lo siamo tutti: il palermitano é un individualista che pensa solo a se stesso e alla famiglia, non sa cosa sia il diritto.

Il palermitano é abituato a chiedere, pietire, aspettare ; ha tempi lunghi il palermitano come lunghe sono le giornate afose delle estati in Sicilia. Il palermitano chiede e aspetta, chiede al parente chiede all'amico chiede al prete chiede al santo chiede al politico perché nell'attesa qualcosa accadrà. D'altronde la ramificazione degli interessi politici, economici affaristici, amministrativi, gli intrecci tra uomini di mafia, contigui, affiliati, collusi, e molti dei politici che ci governano o esponenti di spicco in vari settori, é tale che non ci sono spiragli di speranza per chi voglia farsi avanti attraverso il merito, la serietà, l'impegno.
E' di questi giorni lo scandalo della Parentopoli nelle strutture dell'amministrazione per cui i politici eletti, incaricati di amministrare la città, sono preoccupati piuttosto di sistemare al meglio, in modo definitivo e molto ben remunerato, parenti, parenti di parenti, affini, amici e amici di amici, gente a loro molto prossima, in fin dei conti. Si pone il grave problema di tutti coloro che sono costretti a partire per non patire il disagio esistenziale morale ed economico della disoccupazione che svilisce l'uomo nella sua dignità.ma anche nelle Università: Medicina, Architettura, Ingegneria, Lettere, Agraria, quasi tutte le facoltà. All'Università, luogo simbolo di cultura, il nepotismo é talmente presente che in uno stesso istituto il padre professore chiama ad accedere  come ricercatore,  il primo passo per fare carriera, il figlio, la figlia, altri parenti, pur avendo lo stesso cognome, senza ombra di onta.  La Famiglia innnanzitutto, in tutti i sensi.

La meritocrazia, l'impegno sono tanto mortificati da chi ha il vantaggio di avere il parente all'università  che le più belle menti le più aperte, libere, sono costrette ad andare via. Il fenomeno é egualmente esteso in altri capoluoghi del Sud, con Messina in testa, segue Palermo.  Se si resta accettando la dimensione della palude come condizione di vita, in qualche modo il miracolo si compirà: l'amico, l'amico dell'amico, il parente, il prete, il santo e soprattutto anche quel politico che ha votato o che gli hanno chiesto di votare, che ce l'ha fatta, costui potrà aiutare a fare il miracolo.  Ecco perché la storia si ripete. Ed ecco perché é meglio che quei giovani capaci che a Palermo vivono il disagio del ristagno e della inanità, vadano via; non perché i politici elargiscono come nuovi vassalli, benefici ai propri congiunti, spesso anche incapaci e inadeguati (anche lì la storia si ripete e se ne vedono i risultati), ma perché mancando l'impegno di una borghesia intelligente, reticolo indispensabile come base di riferimento produttivo di una società che voglia evolvere, non si sono affermate e sviluppate quelle qualità e enormi potenzialità che questa città possiede. In una ottica di sperpero cecità ma forse anche di limiti personali, si è preferito creare dei sudditi in perenne attesa per poterli meglio gestire. Una terra sempre più depauperata di qualità creative e produttive. Restando  chi non può o non vuole andare via ma  soprattutto i parassiti pronti a succhiare quanto di meglio questa terra può ancora offrire, cosa resterà per le altre generazioni?

Una risposta positiva a questa domanda ce la da Vincenzo Consolo che nonostante parli di una letteratura al ribasso, frutto dei tempi, egli che ha contatto con molte realtà di giovani attenti al loro destino e a quello altrui, vivaci intelligenti, utilizzando le parole di Machado durante la terribile guerra civile di Spagna: - desperados, esperamos todavia - suggerisce e l'esempio dei giovani di ADDIO PIZZO e di tante altre realtà locali, ne é una testimonianza tangibile.



LE FARFALLE DELLE MADONIE "IN DIFESA DELLA BIODIVERSITA'"

C'é un posto appartato delle Madonie che in primavera diventa il regno delle farfalle. E' Piano Cervi, ...lì,le zigene danzano festose a migliaia, le ali colorate di un nero che vira al blu, con vistose macchie rosse. Sono le padrone assolute del campo...se ne parla insieme alla biodiversità siciliana, grande ricchezza della nostra isola, molto depauperata negli ultimi anni da insaziabili costruzioni abusive, nel libro di Bruno Massa - In difesa della biodiversità -