Piazza della Memoria

"Palermo, Bal'arm, Panormus, la città porto, la "Tutto-Porto" nella cui ansa i pescatori predoni guerrieri mercanti marinai gettavano reti, insidie, assalti e mercanzie per guadagnare le piazze migliori in pace; i sontuosi palazzi, in guerra.

Nessuna isola, nessuna città costiera resiste al richiamo degli uomini del mare e Palermo non fa eccezione, A questi, venuti in pace o in guerra, forieri di doni di sventura o dipreziose mercanzie, la città si apre, cede, non conosce troppe lunghe resistenze perché nella mutevolezza dell'acqua é il suo destino e la materia che la forma; in apparenza solida e compatta é solo una pausa dei fiumi che le scorrono dentro e che le mormorano il suo nome incessante: Palermo...Palermo. " Silvia Petrucci

 

"Palermo, da Panormus "tutto-porto", é un nome greco, anche se i greci mai la dominarono; il nome ripropone la vastità l'importanza e la centralità del suo porto nel bacino del Mediterraneo. La popolazione di sicuro più antica (terzo millennio), é costituita dai Sicani, anche se si hanno tracce di popolazioni a questi a antecedenti nelle testimonianze dei graffii dell'Addaura, risalenti all'era pleolitica. Oltre ai Sicani,ai Cretesi, agli Elimi, ai Greci, tra 'VIII e il VII sec. a.C. i Fenici si insidiarono sul territorio chiamato "Panormus", che si estendeva nell'area compresa ta il fiume Kemonia e il fiume Papireto, di cui restano oggi le due bassure, una penisoletta che arrivava giù sino al mare. i due corsi d'acqua che ne limitavano il perimetro, frono indispensabili alla sopravvivenza delle popolazioni che suddivise in piccoli vllagi, lì intorno avevano creato l'habitat più adatto alla loro vita. A partire dal Vi sec. si cominciò a fortificare la penisoletta di "Panormua" con una cinta muraria che iniziava giusto dal bastione del Palazzo Reale per arrivare sino alla zona adiacente al porto, molto diverso dall'attuale."

 

PALAZZO STERI E LA GRANDE INQUISIZIONE - OGGI

Sotto il dominio spagnolo, Palermo visse uno dei periodi più tragici, orrendi, della sua storia, per la truculenza del Sant'Offizio, un tribunale che nel nome di Dio, attraverso un processo sommario, basato su falsità e delazioni condannarva alla tortura e a morte senza possibilità di appello, chiunque fosse malvisto da uno dei 25000 "familiari", gli sgherri degli Inquisitori. I disegni e i graffiti scoperti già da Giuseppe Pitré 102 anni fà ed ora definitivamente restaurati e resi visitabili entro l'anno, furono prodotti dai condannati a morte poco prima di morire; sono preghiere, invocazini, scritti, disegni, graffiti segnati anche con il sangue, testimonianza di una orrida storia che ha attraversato Palermo per secoli. Il materiale sul quale sono stati realizzati é pietra arenaria, friabile, facilmente deperibile, delicato come delicato é il contenuto di queste testimonianze che sono una vera biblioteca del dolore. Facce dei penitenti che ricordano L'urlo di Munch, espressioni di incontenibile dolore come da sempre l'arte l'ha espresso per dare voce e volto all'orrore della violenza dell'uomo sull'uomo. La delicatezza di questi messaggi, scritti col sangue su un materiale che potrebbe sbriciolarsi come niente anche per semplici sbalzi di temperatura, richiede interventi seri da parte delle autorità competenti, perché la storia di Palermo, città tanto discussa e biasimata, passa anche da quel terrore, imposto nel nome di Dio. Un testo illuminante sulla Santa Inquisizione é Morte dell'Inquisitore di Leonardo Sciascia. In esso, lo scrittore presenta la storia di Fra' Diego La Matina condannato come eretico e bruciato al rogo dal Sant'Offizio il 17 marzo del 1658, sulla piana di Santo Erasmo. Oltre la folla del popolino erano stati costruiti i palchi affinché i nobili, ecclesiastici, notabili, familiari del Sant'Offizio potessero assistere allo spettacolo. L'archivio contenente le stesure dei processi e condanne degli eretici, fu bruciato nel 1783, l'anno prima che il Tribunale fosse abolito.

Breve cenni su Palazzo Steri-Chiaramonte. Il palazzo si trova nella splendida piazza Marina. Steri proviene da "hosterium" palazzo fortificato. Sino al 1392, anno della decapitazione di Andrea, ultimo discendente della famiglia Chiaramonte, il palazzo era appartenuto alla famiglia omonima che, nel 1307 lo aveva fatto costruire. Il palazzo era poi passato agli Aragonesi e via via nel tempo, questo rappresentò il nucleo essenziale per le sedi del potere in città, sino a diventare, dal 1601, il Tribunale della Santa Inquisizione. Sulla grande piana della Marina si ergevano gli "Auto da fé" enormi roghi usati per bruciare vivi, eretici, donne accusate di stregoneria, eventuali quanto opinabili avversari dello regno, condannati senza possibilità di appello e tenuti prigionieri nelle segrete stanze del Palazzo. Palazzo Chiaramonte é uno scrigno prezioso per tutti i tesori che vi sono contenuti a partire dal soffitto ligneo della sala delle Capriate. Una Enciclopedia Universale del tempo incisa su legno, come fossero fotogrammi, si susseguono tra una trave e l'altra, scene di vita del mondo medievale. Oggi il Palazzo é sede di Rettorato dell'Università. Finalmente un pò di tranquillità per questo Palazzo magnifico quanto travagliato.

20 - Novembre - 2008

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